1. Le bidonvilles: origine e significato
Secondo il Vocabolario Treccani, il termine “bidonville”, composto dalle parole “bidon” (“bidone” in francese) e “ville” (“città” in francese), venne utilizzato dapprima in Francia e poi nel resto di Europa e Africa per indicare quartieri di periferia formati di baracche e catapecchie messe insieme con assi, lamiere, bidoni e altro materiale di recupero, per ospitare persone appartenenti a fasce economicamente svantaggiate. Il termine entrò per la prima volta nel linguaggio semi-ufficiale quando, tra gli anni ’60 e ’70, le città di Saint-Denis e la vicina Asnières-sur-Seine avviarono ampi progetti di riqualificazione urbana per eliminare le bidonvilles, baraccopoli abitate principalmente da lavoratori migranti nordafricani e dalle loro famiglie. L’ultima di queste “zone insalubri” venne definitivamente smantellata intorno alla metà degli anni Settanta.
Sin dalle proprie origini, le bidonvilles hanno rappresentato il riflesso di una contrapposizione tra visioni divergenti in materia di immigrazione e integrazione. Le politiche adottate dalle due città francesi precedentemente menzionate nei confronti dei migranti nordafricani rispecchiano a pieno queste differenze. Ad Asnières, la riqualificazione urbana è presentata come un progetto di “liberazione” delle bidonvilles, finalizzato a riconquistare il territorio che, secondo l’amministrazione, era stato “perso” a causa dell’afflusso di migranti nordafricani. A Saint-Denis, invece, si privilegia un approccio incentrato sull’“integrazione”, con particolare attenzione alla riduzione della sofferenza umana e al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Queste divergenze si riflettono anche nelle strategie di ricollocazione adottate: mentre le autorità di Saint-Denis sollecitano l’ampliamento degli alloggi popolari per tutti i lavoratori, quelle di Asnières prevedono piani di trasferimento distinti per le famiglie nordafricane e quelle francesi.
Le diverse esperienze di queste città sono alla base di un dibattito che si è protratto fino ai nostri giorni: il termine stesso “bidonville”, infatti, riflette una netta distinzione tra l’idea di appartenenza (considerare gli insediamenti dei migranti come appartenenti alla società) e di occupazione (facendo riferimento ai migranti che si sono illegalmente appropriati di parti della città). Questa dicotomia, già evidente all’epoca, testimonia la coesistenza di atteggiamenti contrastanti nei confronti delle fasce più svantaggiate della popolazione, in particolare di origine straniera, continuando a influenzare le dinamiche politiche e urbanistiche nelle più grandi città, sia in Europa che in Africa.
2.Kinshasa e l’emergenza rifiuti: tra degrado e sfide sanitarie
La questione delle bidonvilles e dei rifiuti è particolarmente saliente a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo. Si stima che la città conti più di 12 milioni di abitanti, con una produzione mensile di rifiuti di oltre 220000 tonnellate. I tassi di raccolta e trattamento dei rifiuti sono bassi, mentre le stazioni di transito e le discariche sono pressoché inesistenti. Come se non bastasse, la produzione di rifiuti è destinata ad aumentare: secondo la Banca Mondiale, entro il 2030 la popolazione della città raggiungerà i 20 milioni di abitanti.

Quantità di rifiuti a Kinshasa
Antea Group. (2024). Study on the organization of solid waste collection in the region of Kinshasa and preliminary landfill assessment – democratic republic of the Congo. https://int.anteagroup.com/projects/solid-waste-collection-in-kinshasa#87043
Più nello specifico, secondo Le Monde, Kinshasa produce ogni giorno circa 10000 tonnellate di scarti solidi, di cui il 12% è rappresentato dalla plastica. L’aumento esponenziale di questo materiale è legato soprattutto alla diffusione di prodotti usa e getta, come bevande e alimenti confezionati. La comunità scientifica risulta particolarmente allarmata sui rischi a lungo termine legati all’inquinamento da plastica, ricordando che quest’ultima può impiegare fino a cinque secoli per decomporsi. Questo accumulo di rifiuti minaccia la fertilità del suolo e rappresenta un pericolo per infrastrutture fondamentali, come la diga di Inga sul fiume Congo.
Nonostante alcuni tentativi per affrontare il problema, tra cui interventi legislativi per vietare l’utilizzo di sacchetti e contenitori di plastica e collaborazioni pubblico-private per promuovere il riciclo dei rifiuti, le attuali iniziative riescono a trattare appena 600 tonnellate al mese, una minima parte rispetto alla quantità di plastica che la città produce ogni giorno. Inoltre, i controlli sullo smaltimento dei rifiuti sono quasi completamente inesistenti, e sacchetti e bottiglie di plastica continuano a riempire mercati e strade. Ciò è dovuto, almeno in parte, alla mancanza di un sistema efficiente per la raccolta dei rifiuti, soprattutto in corrispondenza delle bidonvilles, dove gli scarichi ostruiti provocano frequenti allagamenti durante la stagione delle piogge. Questa situazione mette la popolazione a forte rischio sanitario: in zone come Pakajuma, l’accumulo di immondizia favorisce la diffusione di malattie come colera, malaria e tifo. La situazione è peggiorata in particolar modo dopo il 2015, in seguito alla sospensione di un programma di smaltimento dei rifiuti finanziato dall’Unione Europea, noto come Programme d’Assainissement Urbain de Kinshasa (PAUK), che prevedeva la raccolta regolare dei rifiuti solidi, campagne di sensibilizzazione sulla gestione dei rifiuti e la creazione di infrastrutture per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Gestione dei rifiuti a Kinshasa,
Tiassou, K. (2018, December 5). Kinshasa is drowning in waste – DW – 12/03/2018. dw.com. https://www.dw.com/en/kinshasa-is-drowning-in-waste/a-4655031
3. Testimonianze dal cuore dell’emergenza
Kinshasa rappresenta, dunque, il simbolo di una crisi ambientale e sociale che sembra non trovare soluzione. Due voci raccontano questa emergenza da prospettive complementari: Emile Sadiki, Direttore del centro polivalente di Magic Amor a Kimbuta, e Fabio Mornati, membro del Consiglio direttivo di Magic Amor ETS e Responsabile marketing della stessa organizzazione. Entrambi condividono la stessa urgenza: il problema dei rifiuti non è solo ambientale, ma anche sociale ed economico, e senza un intervento concreto, Kinshasa rischia di soffocare sotto il peso dell’inquinamento prodotto.
Emile Sadiki racconta senza mezzi termini la crisi dei rifiuti a Kinshasa: “la città è ricoperta dai rifiuti”. La rapida crescita demografica e l’assenza di un sistema efficace di raccolta hanno trasformato l’immondizia in una minaccia quotidiana. A Mont-Ngafula, comune periferico di Kinshasa, non esistono camion ufficiali per la raccolta dei rifiuti: chi può permetterselo paga servizi informali, mentre il resto della popolazione si arrangia ammassando i rifiuti nelle strade e nei fiumi, per poi bruciarli. Il risultato è un’aria satura di fumi tossici, con gravi ripercussioni sulla salute. “Io stesso ho avuto il tifo fino a qualche giorno fa” racconta Emile, sottolineando come tra i rifiuti abbandonati si trovino anche siringhe e sostanze chimiche, aumentando ulteriormente il rischio di malattie. In particolare, il tifo è una malattia strettamente legata a condizioni igienico-sanitarie precarie, e può diffondersi facilmente attraverso l’acqua o il cibo contaminato da batteri presenti nei rifiuti organici. Durante la stagione delle piogge la situazione diventa ancora più drammatica, in quanto l’acqua trascina l’immondizia ovunque, contamina le fonti idriche, ostruisce i canali e favorisce, dunque, la diffusione del tifo.
Il governo locale ha lanciato alcune iniziative a tutela dell’ambiente, ma senza fondi adeguati e senza il coinvolgimento della popolazione queste si sono rivelate praticamente inefficaci. “Non è stato fatto nulla di concreto, e anzi il governo scoraggia l’intervento di enti stranieri che potrebbero aiutare”, racconta Sadiki, parlando di una situazione di stallo. A peggiorare il quadro è un altro fattore spesso ignorato: le tradizioni. Molti congolesi, di natura restii al cambiamento, convivono con i rifiuti da sempre e non percepiscono il problema come una priorità. “Se sei nato in un luogo dove l’immondizia è ovunque, ti sembra normale”, spiega Emile. Un esempio lampante è il malewa, la vendita di cibo di strada: una pratica diffusa in tutta Kinshasa, sia per tradizione che per necessità, che però diventa estremamente pericolosa in un ambiente così inquinato e invaso dai rifiuti, in quanto il cibo viene esposto allo smog e ai fumi dei rifiuti bruciati, aumentando il rischio di contaminazione e malattie.
Mentre l’inquinamento aumenta, le tensioni politiche e il conflitto con le truppe M23 e il Ruanda rendono impossibile per molte persone preoccuparsi della gestione dei rifiuti. “Se non hai soldi per comprare da mangiare, non puoi certo permetterti di pagare la raccolta, anche se informale, della spazzatura”. Come se non bastasse, l’inflazione ha reso i beni di prima necessità sempre più costosi, e gli ospedali, spesso privati e inaccessibili per la maggior parte della popolazione (“è tutto basato sul business”), non sono un’opzione per chi si ammala a causa dell’inquinamento.
Per Emile, la soluzione può arrivare solo dal basso: “è fondamentale sensibilizzare la popolazione, partendo dalle scuole tramite l’insegnamento di esempi pratici, non di teorie astratte”. Emile parla, dunque, di un’educazione ambientale radicata nel contesto congolese, che non tenti di imporre modelli europei ma offra strumenti concreti per affrontare il problema. Questo impegno deve, poi, essere accompagnato da un sistema che colleghi la gestione dei rifiuti alla creazione di lavoro. “Se le persone vedono un beneficio economico, allora saranno coinvolte”. In linea con gli impegni di Magic Amor, la creazione di un’economia circolare che trasformi i rifiuti in risorse potrebbe essere la chiave per affrontare l’emergenza, migliorare l’ambiente e offrire nuove opportunità alla popolazione: “solo così potremo cambiare davvero le cose”.
Fabio Mornati, Consigliere direttivo e Responsabile marketing di Magic Amor, aggiunge delle importanti considerazioni riguardo la situazione rifiuti a Kinshasa, frutto della sua esperienza diretta sul territorio: “l’atmosfera è pesante sin dal momento in cui si atterra, e non solo in senso figurato”. L’inquinamento atmosferico risulta opprimente, alimentato da un’elevata densità di popolazione (la capitale della Repubblica Democratica del Congo conta oltre 12 milioni di abitanti) parzialmente dovuta alla presenza di larghe famiglie, in media composte da sei membri.
Tuttavia, l’aria irrespirabile non è solo il risultato dello smog: “le montagne di rifiuti si accumulano lungo le strade e perfino sotto i mercati, poi vengono bruciate e la gente finisce per respirare fumi tossici”, spiega Fabio. Le conseguenze sanitarie sono devastanti: l’aspettativa di vita si ferma a soli 61 anni per gli uomini e 63 per le donne, tra le più basse al mondo.
A peggiorare la situazione è un elevato tasso di corruzione che spinge molti a privilegiare il guadagno immediato rispetto alla sostenibilità. “L’economia viene prima dell’etica”, spiega Fabio. Un esempio concreto è il commercio della sabbia per l’edilizia: per soddisfare la crescente domanda di materie prime, interi tratti di argini fluviali vengono smantellati, con conseguenze disastrose per l’ecosistema e un aumento del rischio di inondazioni. A tutto ciò si aggiunge, poi, la crescente presenza di investitori stranieri, soprattutto americani e cinesi, interessati quasi esclusivamente a sfruttare le risorse naturali senza preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni: “il loro obiettivo è estrarre il più possibile, senza considerare l’impatto ambientale o sociale”. Questa corsa alle materie prime aggrava ulteriormente la gestione dei rifiuti e le già precarie condizioni di vita della popolazione, soprattutto nelle bidonvilles.
Kinshasa si presenta così come una città dalle mille contraddizioni: “nel centro si vedono palazzi moderni e un’apparente ricchezza, ma basta spostarsi di pochi chilometri per trovarsi di fronte a uno scenario completamente diverso: case di lamiera, cumuli di rifiuti e interi quartieri invasi dalla spazzatura”.
Fabio sottolinea che, di fronte a questa emergenza, Magic Amor sta lavorando per sensibilizzare la popolazione e sviluppare progetti concreti di gestione dei rifiuti, con un’attenzione particolare al recupero e alla trasformazione della plastica. “Il nostro obiettivo è dimostrare che un’alternativa è possibile: non solo per migliorare l’ambiente, ma anche per offrire opportunità economiche sostenibili alla popolazione locale”.
4. L’impegno di Magic Amor
In un contesto segnato da una grave emergenza umanitaria, Magic Amor opera da oltre 20 anni in prima linea, promuovendo progetti di cooperazione e sviluppo a sostegno della comunità congolese colpita da crisi ambientali e instabilità sociale. Oltre a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della tutela ambientale, l’organizzazione è attualmente impegnata in un ambizioso progetto volto alla valorizzazione e trasformazione dei rifiuti plastici. L’obiettivo è offrire benefici concreti sia a livello ambientale che economico, favorendo la nascita di un’economia circolare capace di generare vantaggi duraturi per l’intera comunità.
Scopri come Magic Amor trasforma il proprio impegno in azioni concrete e come puoi contribuire alla nostra missione a favore della RDC visitando il nostro sito www.magicamor.org. Unisciti alla nostra grande famiglia per costruire un futuro migliore per chi ne ha più bisogno.
Antonino Enrico Repaci
Risorse:
Enciclopedia Treccani. “Bidonville.” Vocabolario della Lingua Italiana Treccani. Ultimo accesso 21 marzo 2025. https://www.treccani.it/vocabolario/bidonville/.
Byrnes, Melissa K. “Liberating the Land or Absorbing a Community: Managing North African Migration and the ‘Bidonvilles’ in Paris’s ‘Banlieues.’” French Politics, Culture & Society 31, no. 3 (2013): 1–20. http://www.jstor.org/stable/24517998.
WHO. (2023). Typhoid. World Health Organization. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/typhoid
Antea Group. (2024). Study on the organization of solid waste collection in the region of Kinshasa and preliminary landfill assessment – democratic republic of the Congo. https://int.anteagroup.com/projects/solid-waste-collection-in-kinshasa#87043.
Le Monde. (2023, January 9). Kinshasa drowns under a sea of plastic waste. Le Monde.fr. https://www.lemonde.fr/en/le-monde-africa/article/2023/01/09/drc-kinshasa-drowned-under-a-sea-of-plastic-waste_6010850_124.html
Tiassou, K. (2018, December 5). Kinshasa is drowning in waste – DW – 12/03/2018. dw.com. https://www.dw.com/en/kinshasa-is-drowning-in-waste/a-46550313
DHS Program. (2014). Democratic Republic of Congo – Demographic and Health Survey 2013-14. chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://dhsprogram.com/pubs/pdf/sr218/sr218.e.pdf
