La presidentessa è a Roma – Emozioni e racconti dell’ultimo viaggio a Kinshasa

da | Feb 23, 2023 | Attualità

La Presidentessa distribuisce quaderni e libri ai bambini delle scuole.

Presidentessa, un commento sul ritorno a Roma. Come si sente? Emozioni?

Sono tornata a Roma da una settimana e mezzo. La prima emozione che ho provato è stata quella della nostalgia: vivendo un’esperienza così intensa per quattordici giorni, essendo stata circondata dall’affetto dei bambini, sperimentando ogni giorno valori veri e autentici, non appena sono tornata ho percepito una sensazione di grande distacco, di “non realtà”. Piano, piano, ad ogni modo, ci si riabitua. Sei circondata da altri tipi di affetti e, alla fine, ridoni un senso anche alla tua presenza in Italia.

Cosa le manca di più della bellissima realtà che l’Associazione ha creato a Kinshasa?

Chiaramente i bambini. Sono straordinari e ti circondano di affetto sincero. Mi mancano i loro sorrisi, i loro abbracci sinceri, i loro canti, il Tam-Tam di Albert. La loro gioia di vivere.

E, mi dica, se dovesse raccontare una persona che le è rimasta nel cuore in quest’ultimo viaggio, di chi parlerebbe?

Tutti i bambini ma soprattutto Anne Sabine. È una bambina ammalata, devo cercare a tutti i costi di portarla in Italia. È ammalata di anemia falciforme, spesso non sta bene e rischia la vita. Avevo già immaginato di portarla con me in Europa in quest’ultimo viaggio. Purtroppo, non è stato possibile. Mi voleva stare sempre vicina durante la mia permanenza, ma ha anche lasciato che gli altri bambini più piccoli avessero il loro spazio. Lei ha sei anni e mezzo. Questa bimba quando ha capito che stavo andando via era inconsolabile. Ha pianto tantissimo. Sono riuscita a consolarla solo con la promessa che un giorno l’avrei portata con me.

Speriamo di poter vedere quella promessa realizzata il prima possibile. Concentrandoci sul futuro, quali sono le priorità assolute per i progetti dei prossimi mesi?

La priorità assoluta è la costruzione di un ponte pedonale per favorire l’accesso alle scuole dei nostri bambini. Abbiamo realizzato un pozzo per la conservazione delle acque piovane, rimesso a posto la strada che conduce alle nostre scuole, sistemato il Centre de Santé mettendo le mattonelle nella sala parto e riorganizzando la sala d’attesa. Adesso ci rimane proprio la realizzazione del ponte: dobbiamo evitare che i bambini facciano sette chilometri a piedi per raggiungere le nostre strutture o, ancor peggio, che decidano di attraversare il fiume rischiando che la corrente li porti via. Anzi, faccio appello alle persone che leggeranno quest’intervista di darci una mano. Una piccola goccia nell’oceano come noi ha già cambiato la vita di tante persone. E vogliamo continuare a farlo partendo dal ponte sulla riviera Lukaya.

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